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Re: G. G. Allin (1956/1993) di: fluffgrrl
Re: T.V. Drugs – T.V. Drugs demo-cd (Autoprodotto, 2012) di: frankiefancello
Re: Beggars – Beggars 7’’ (Chorus Of One, 2011) di: nn7575
Re: Beggars – Beggars 7’’ (Chorus Of One, 2011) di: nn7575
Re: Beggars – Beggars 7’’ (Chorus Of One, 2011) di: nn7575
Re: Gonzales/Reverend Backflash split 7\\\'\\\' (Kornalcielo Records, Rancore Records, Lapaguis, 2011) di: nn7575
Re: Klasse Kriminale – The rise and fall of the stylish kids… Oi! Una storia (Anfibio Records, 2010) di: traminerhardcore
Re: Peggio Punx - Cattivi maestri MLp (T. V. O. R., 1989) di: deltafde

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SIMONE LUCCIOLA/ROCCO LOMBARDI - CAMPANA, SIMONE LUCCIOLA-LO-FI out now!

OMAGGIO A UNO DEI POETI PIÙ GRANDI, E MALEDETTI, DEL NOVECENTO ITALIANO, “CAMPANA” È IL ROMANZO GRAFICO DI SIMONE LUCCIOLA E ROCCO LOMBARDI CHE RICOSTRUISCE LA STRAODINARIA VICENDA UMANA E LETTERARIA DEL POETA TOSCANO.

Grazie ad attente ricerche bibliografiche, studio delle corrispondenze e viaggi nei luoghi in cui Dino Campana visse e operò, Simone Lucciola e Rocco Lombardi costruiscono un’opera di raffinata fattura, riportando all’attenzione degli appassionati del fumetto e della poesia, la controversa figura dell’autore dei Canti Orfici, protagonista di un’intensa quanto sofferta esistenza umana e autore delle più intense liriche della letteratura italiana.
Proprio l’opera poetica di Campana - nel libro sono riproposti numerosi estratti delle sue più celebri poesie - è al centro dell’originale rappresentazione visiva che i due autori sono riusciti ad ottenere, alternando il tratto plastico e pulito di Simone Lucciola a quello visionario di Rocco Lombardi, che tratta le tavole come fossero incisioni. È splendidamente ricostruita in questo modo, la tensione figurativa e simbolista dell’opera poetica di Dino Campana, con rimandi continui dalle figure evocate nei versi ai luoghi visitati, agli incontri e scontri che il poeta ebbe, sia nella vita sentimentale che in quella culturale, alle opere di artisti che egli vide e da cui trasse ispirazione.
“È un fiume che scorre questo brulicare d’immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel bianco della pagina. La storia a fumetti di Dino Campana.”, così nell’introduzione Paolo Pianigiani, studioso e profondo conoscitore dell’opera di Dino Campana, descrive l’omaggio di Lucciola e Lombardi a chi trovò nella poesia l’unica, infinita, giustificazione alla vita.

Simone Lucciola/Rocco Lombardi, CAMPANA, 64 pp. b/n, ISBN: 978-88-905765-7-7, € 12,00

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Punk-rocker, disegnatore underground, giornalista musicale, ideatore del webmagazine Lamette e produttore di fumetti per la sua costola Lamette Comics, Simone Lucciola è un tassello sui generis del panorama musicale italiano degli ultimi quindici anni, un nome legato fortemente e indissolubilmente ai circuiti suburbani dell’autoproduzione. LO-FI è un carnet da ballo che raccoglie storie illustrate come in un diario, volantini di concerti, copertine, ritratti, artworks su commissione e vignette, mettendo sul piatto in modo critico, dissennato e trasversale gli ultimi cinquant’anni di rock indipendente e non. I fanatici di punk, hardcore, Oi!, garage, rockabilly e perle trash dimenticate troveranno definitivamente pane per i loro denti.

Simone Lucciola, LO-FI, 96 pp. b/n e col., ISBN: 978-88-96250-11-2, € 15,00

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La sezione MP3/Downloads di Lamette ricomincia da tre, avvalendosi delle nuove possibilità offerte dai sistemi Rapidshare e Megaupload. Da questo momento in poi, linkeremo interi album o EP o demo in mp3 di chiunque ne farà richiesta. Scrivetemi indicando il link corretto, il nome del gruppo, il titolo, l'anno e se è autoprodotto o è uscito originariamente per un'etichetta o più etichette. Iniziamo con l'Lp "Minutes to go" dei Dissuaders (Hate Records, 2010), cortesia di Alex "Dissuader" Vargiu. Seguitelo a ruota, perché questo sarà un servizio gratis et amore porci. Mi sono spiegato?


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Recensioni: Marco Corona – La seconda volta che ho visto Roma (Rizzoli Lizard, 2013)

Detesto farmi passare per l’esperto che non sono, ma da umile addetto ai lavori – una patente che sì, per i più posso effettivamente esibire – io comincerei col collocare Corona nella top five degli autori italiani di fumetto degli ultimi vent’anni. E non credo di fare torto a nessuno o di dare un giudizio di parte perché quello è effettivamente il suo posto, se l’è guadagnato. Sfornando più di un classico (troppo facile ricordare la sua Frida Kahlo e il “Bestiario padano”) e lavorando, lavorando, lavorando da stakanovista. Perennemente affamato di segno e probabilmente incapace di soffermarsi su uno standard per (contro)necessità biologica, negli anni Corona è andato alla ricerca di un’essenzialità che lo ha reso in progressione “sofisticato e zozzo”, come diceva di sé Victor Cavallo. E così la sua via crucis approda con naturalezza e forse senza radicali sconvolgimenti a questa graphic novel coloratissima e (quasi) macchiaiola, che parte con un giro di autostop nei lontani novanta e si imparenta rapidamente col Fellini di “Roma”, ma soprattutto de “La dolce vita” (peraltro ripresa in chiave picaresco/autobiografica citando e parodiando la celeberrima Anita Ekberg a mollo nella fontana di Trevi sotto gli occhi di Marcello).
Come nel caso di Fellini, comunque, Roma non è Roma: è la Città Eterna vista con gli occhi di uno straniero, quindi da una prospettiva viziata da un natur(al)ismo precedente. E che nondimeno però – complice l’idea che non serva a un cazzo la mimesi – risulta impeccabile nell’intensità del frullato scenografico/storico/socio-politico che abbraccia le avventure del papero Corona fino al sodalizio con Giovanna e alla nascita della loro bambina. Per non tacere del flashback finale che vi svelerà in una sorta di reprise – chi lo sa – magari la chiusura del cerchio?

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Recensioni: Rudere – Il nostro destino mcd (Skins Rules Records, Pull The Trigger Records, New Breed Bootboys, 2013)

Tandem per le etichette nostrane Skins Rules Records e Pull The Trigger Records, dietro le quali si celano come burattinai occulti, tanto perché lo sappiate, due ben noti protagonisti dell’Oi! italiano anni novanta attualmente trapiantati nel milanese: la missione, in coalizione con New Breed Bootboys di Lugano, è coprodurre Il nostro destino, esordio dei Rudere. Una band molisana che suppongo appartenere alla giovane generazione di streetpunk-rockers e skinheads che sta raccogliendo piuttosto bene il testimone, come ho avuto modo di vedere recentemente di persona in quel di Vetralla, tanto per nominare un’area geografica “calda” in questo senso.

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Recensioni: The Morlocks – Submerged alive cd (Area Pirata, 2013)

Band controversa, disco controverso. Stampato una sola volta nel 1987, Submerged alive è stato – a quanto sembra – la prima produzione in catalogo della Epitaph, qualche anno prima che quest’ultima finisse in cima all’Olimpo delle etichette indipendenti americane: né più né meno che un bootleg di alta qualità, considerata l’epoca, che Brett Gurewitz ricavò da una ripresa live di un concerto che i venefici Morlocks – capitanati come sempre dal frontman nippo-americano Leighton Koizumi – avevano tenuto l’anno precedente al Berkley Square di San Francisco, un piccolo club che poteva contenere non più di 200 persone. Gli unici overdub del disco, in effetti, riguardano la sovrapposizione dell’audio, comunque originale, del pubblico. Il resto è garage rock del migliore, chiara e premiata marca Stooges con un occhio strizzato a classici come Eddie Holland.

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Recensioni: Amelie Tritesse/Tre Tigri Contro split 7” (Autoprodotto, 2013)

Mi piace pensare che il baffone in copertina sia Lester Bangs. Sarebbe coerente con lo spirito con cui queste due band dell’area di Teramo mettono insieme uno split 7” in occasione della sesta edizione del Record Store Day: 300 copie, di cui 100 in vinile colorato rosso, giallo o verde, a scelta.

Gli Amelie Tritesse, già visti di recente su questi schermi e già autori dell’audiolibro “Cazzo ne sapete voi del rock and roll”, sono sostanzialmente uno spoken word di Manuel Graziani – eminente penna di “Rumore” ma anche e soprattutto scrittore e narratore – su base rock: un read’n’rocking, come amano definirsi loro. Questo nuovo brano, “L’agnello di dio”, è dunque anche un nuovo spaccato autobiografico di vita quotidiana, intriso di uno humour debordante e (neanche tanto sottilmente) anticlericale, a dare vita a una serie di personaggi involontariamente ai reciproci antipodi.

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Recensioni: Colonna Infame SH – Dalla nostra parte Lp (Oi! Strike, 2013)

Li ho visti suonare per la prima volta sul finire degli anni ’90, in un posto della Roma di allora che si chiamava Kaos Pub e che per quanto ricordi effettivamente poteva essere ubicato anche a casa del diavolo, però sono quasi certo che aveva una saletta sotterranea e piuttosto claustrofobica con palco annesso e che si entrava facendo la tessera all’ingresso: la stessa sera c’erano anche i Bier Kampf, altra vecchia gloria Oi! capitolina, nonché i DUAP, in cui già mi ero imbattuto un po’ di tempo prima al Villaggio Globale, rimanendone veramente colpito. Di quell’altro concerto invece ricordo loro (epoca “Gente di strada”), i Totally Pissed e i Vegetebol, forse, ma potrei anche mischiare le carte. Tutto questo lungo excursus per dire che negli anni dei Colonna Infame a Roma bolliva veramente qualcosa in pentola per quanto riguarda lo streetpunk: una nuova maniera di suonarlo e forse di concepirlo, innanzitutto. In continuità con gli anni 80 di Nabat, Rough, BASTA e compagnia bella, d’accordo, ma anche musicalmente più veloce, più contaminato, più “core”, anche se con pari urgenza di messaggio, che era in genere diretto e ben poco politically correct. Niente a che vedere, insomma, con la patriarcale tirata Oi! di chi non ha niente da dire: quella è arrivata dopo, probabilmente interpretando male dischi come l’omonimo (fondamentale) dei Colonna Infame, che uscì nel ’97 per Banda Bonnot e che qui ritrovate paro paro, insieme alle tracce registrate poi nel 2000 dal rinnovato quartetto, con Damiano e Duccio a dare man forte ai “superstiti” Petralia e Maurello.

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Recensioni: Bufalo Kill – Be be bleah! cd (Yorpikus Sound, 2013)

Mi sembra ovvio che qui stiamo giocando in casa: artwork (prima e quarta + seconda e terza nell’interno) firmato da Rocco Lombardi e totalmente a base di bufali sbronzi, per l’atteso secondo lavoro dei Bufalo Kill, forse da considerarsi il primo ufficiale. Il power trio, originario del Tropico del Garigliano e composto dalle notabili figure di Gianni Vessellas (voce e chitarre), Tony Franzini (batteria e percussioni) e Alfred K Parolino (chitarra, voce, banjo, armonica a bocca), è sostanzialmente un sodalizio a combo di storici veterani appartenenti a quella particolare fascia dell’underground musicale che da vent’anni attraversa il celeberrimo ponte con le mignotte in ambo le direzioni. La loro specialità: trifolare una premiatissima (e ben tosta) miscela hard-blues a cavallo tra il delta del Mississipi e i Black Sabbath, ma con l’attitudine punk del barista ubriaco che ha in mano lo shaker e davanti sessanta diversi tipi di superalcolici intergalattici e dice: “Massì, vai, buttaci dentro pure questo, che quello che non ammazza ingrassa”.

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Recensioni: Stigmathe – Fronte di nervi Lp (SOA Records, 2012)

Una ristampa di cui non solo si sentiva il bisogno, ma che andava decisamente anteposta a molte altre riproposizioni già uscite di materiale dalla golden age del punk italiano anni ottanta. Attivi dal 1982 al 1986 – quindi per tutto l’arco storico della sunnominata – i modenesi Stigmathe, capitanati dall’eclettico Fabrizio Bucciarelli (praticamente ideatore e detentore del concept di base), sono stati senz’ombra di dubbio una delle formazioni più importanti o comunque interessanti tra le cento o centoventi a scuotere i palchi nazionali negli anni ruggenti. I motivi per cui stravedo per loro – e ho sempre caldeggiato questa missione, compiuta finalmente da Paolo Petralia su SOA – sono sostanzialmente due: 1) sono stati i primi nel circuito a mescolare, con ottimi risultati, punk-rock, hardcore apocalittico alla Discharge e vistose intuizioni reggae/dub; 2) hanno scritto e inciso “Italia brucia”, una delle più belle canzoni del punk italiano di tutti i tempi, oltre che un tornasole totale dell’aria (di piombo) che si respirava all’epoca.

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Recensioni: Raise Your Pitch – Tutti Appesi demo-cd (Autoprodotto, 2012)

Tanto per cominciare, mi scuso. Mi scuso umilmente con i Raise Your Pitch per le mille peripezie – tra l’altro, giuro, completamente casuali – che hanno allontanato questo CD dal mio stereo, mandandolo a spasso per mesi da una pila recensoria all’altra. E sarebbe stato un peccato farlo languire lì, a fare da companatico tra una potenziale schifezza e un potenziale capolavoro, perché questo Tutti appesi è punk-hardcore stradaiolo e genuino, senza fronzoli, tirato e senza la pretesa di appartenere ad un contesto che non sia quello dell’incazzatura e della velocità. Li preferisco di gran lunga quando cantano in italiano (per il 20% di questo demo), anche perché in quel caso mi ricordano piacevolmente gli anni ’90: c’erano i Tomato Rotten, per esempio, che… (oppure anche i DDI...)

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Recensioni: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011)

Quando penso a Livorno, mi vengono in mente immediatamente tre cose: Piero Ciampi, i baretti e il porto, e un po’ mi sento a casa, a maggior ragione se mi affaccio dalla finestra e vedo una realtà abbastanza parallela, con i gozzi che prendono il largo prima dell’albeggiare e lo sciabordio delle onde sui fari scrostati. Dico questo perché i Trade Unions sono una band fortemente autoctona, che riporta il tipo di ambientazione di cui sopra – esplicita già a partire dal titolo di questo disco – nella maggior parte delle sue canzoni, e lo fa innestandola in uno streetpunk di connotazione red che risente musicalmente di influenze dell’Oi! italiano a cavallo tra i novanta e il nuovo millennio (in particolare, mi viene in mente il nome della Banda Del Rione, con cui ho incrociato spesso i palchi in passato e che sia dal vivo che in studio aveva introdotto un approccio che ritrovo qui).

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Recensioni: Whiskey Füneral - Whiskey Füneral cd (Full Speed Ahead Records, Tornado Ride Records, 2012)

Al full-length sulla lunga distanza gli street-rockers fiorentini Whiskey Füneral, attivi da circa un lustro come combo ma singolarmente affatto alle primissime o anche solo prime armi, essendo i (rodati) membri mediamente dell’età anagrafica di chi vi scrive. Punk’n’roll d’ispirazione in parte australopiteca, ma soprattutto scandinava (e intendo, per capirci, Turbonegro, Hellacopters, Gluecifer, Backyard Babies e tutti gli altri pregevoli signori che dal fiordo di turno connubiano da anni e anni punk ’77 e glitter rock con mano felice e attitudine sana e ignorante) è la carta che si gioca il quintetto, ora premendo sull’acceleratore a tavoletta, ora girando più sull’hard rock e sul quattro quarti sostenuto.

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Articoli: Kalashnikov – La città dell’ultima paura 12” picture (D.I.Y., 2013)

Il collettivo punk-musicale milanese Kalashnikov, che festeggia il suo tredicesimo genetliaco con questo nuovo EP 12” in una spettacolare veste picture disc su ambo i lati, è probabilmente l’esempio più interessante in Italia di come si possa fare dell’autoproduzione ad altissimi livelli, senza mai penalizzare la qualità, il messaggio o la continuità dell’attività stessa. Come sempre, sound a cavallo tra l’anardcore italiano di scuola ottantina, di cui i nostri si pongono come eredi e prosecutori naturali, e influenze che profumano di Balcani e rimandano di rinterzo alla nostra new wave “storica”. Paesaggi urbani apocalittici dominano con totale parte del leone le liriche di questo nuovo La città dell’ultima paura, che se da un lato riprende le suggestioni caratteristiche del combo (rigurgiti anarchici contro uno sfacelo futuribile), dall’altro mostra una band matura e padrona del suo gioco come non mai.

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Recensioni: Golden Shower – The strange case of the Alaskan dragon breath cd (Area Pirata, 2013)

Golden shower - per voi che magari siete a digiuno di sano porno fetish - è un’espressione gergale che si usa per indicare la dannunziana pratica del farsi pisciare in faccia da una signorina compiacente: inutile dirvi che è un bel nome. Se poi la band – proveniente, stando alle carte stradali, da Tearsvalley, Toscana – suona musica veementemente sixties e non lo fa tanto per, allora chiacchiere e distintivo spariscono del tutto e vi rimane un disco da avere a tutti i costi, ma forse non mi spiego ancora dicendovi semplicemente che è una delle meglio cose che mi hanno spedito quest’anno. Figuratevi una sorta di Rolling Stones prima maniera e metteteci dentro: un organo farfisa, un sax onnipresente che qualche volta segue il drumming con piglio quasi ska e più spesso è newyorkese, gran senso della canzone e del refrain. Questo nei momenti migliori, ma basta e avanza. Non so, mi viene in mente anche “Copy cats” di Johnny Thunders e Patti Palladin (“Bad soul” ne evoca certo il fantasma), ma non vorrei rovinarvi l’ascolto o depistarvi: penso che ce ne sia già abbastanza.

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Interviste: Klaxon

Il presupposto per quest’intervista nasce nei meandri del bar del Villaggio Globale a Testaccio, con me che incontro i Klaxon dopo tanto tempo che non ci vediamo, e tra una birra e l’altra – con l’entusiasmo evidente di Andrea e Lorenzo – viene fuori che è uno di quei momenti di grazia da cogliere al volo perché Lamette – dopo tante lunghe chiacchierate rimaste inedite – dia voce definitiva al più “storico” dei gruppi punk capitolini ancora in attività, essendo lor signori in giro nientemeno che dal 1979. Risponde Lorenzo per tutti, riassumendo il sentire unanime dell’inossidabile band…
100Celle City Rockers on air!

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Recensioni: Because The Bean – Indifferenza nera 7’’ (Bertani Dischi e Salami, United We stand, FFC Productions…, 2012)

È la serata dell’hardcore italiano. Via con i Because The Bean, che ho visto, conosciuto e potuto apprezzare sia come validissimo combo di Reggio Emilia che come backband di Roberto Perciballi nell’ultima incarnazione completa dei Bloody Riot. 100 punti bonus solo per la decisione di affidare il cover artwork a Elena Rapa, ma devo dire che di bonus non hanno bisogno. Bellissima la title track, e in più generale: l’accacì così come l’abbiamo creato noi qua nello stivale trent’anni fa è risorto, che cazzo è successo? Dopo anni di clonazioni non ci speravo più.

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Recensioni: Grand Theft Age – We come from your Hell cd (Scarred For Life Records, 2012)

Fa piacere ritrovare I Grand Theft Age in grande spolvero, con nuova formazione e nuove idee che li proiettano decisamente una spanna sopra rispetto al pur ottimo debut “Sarà una risata che vi seppellirà”. Tanto per cominciare, We come from your Hell è un disco di puro hardcore italiano: incazzato, cantato al 98% nella nostra lingua madre e in continuità con gli anni ’80 nostrani, ma anche coi più prossimi ’90, da cui tra l’altro il cuore del combo è reduce: ma lasciamo da parte il passato e andiamo al presente; l’opener “Infame società”, l’episodio migliore della partita, è un’immediata dichiarazione d’intenti, con i numerosi rimandi anarchici presenti nel testo (“Contro questa / Infame / Società / La mia risata vi seppellirà”). 9 schegge sonore forti di una sezione ritmica precisa, pulita e martellante e di una chitarra che spara riff e soletti a presa rapida e di grande impatto, incentrate su una dimensione lirica di protesta e riscatto, schietta e lontana dalla solita retorica streetpunk.

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Recensioni: AAVV – Sutura eterna cd (La Bottega di Nestor, 2012)

Riascolto questa ristampa bootleg non tanto con l’orecchio della vecchia carogna del punk-hardcore italiano alle prese con un disco classico, quanto con la curiosità del neofita che va ad approfondire dei solchi finora poco bazzicati. Tanto per cominciare, ignoravo la copertina favolosa che Stiv Valli – secondo me il miglior disegnatore punk italiano dei suoi tempi, anche se è passato alla storia per TVOR – tirò giù nel lontano 1986 per conto di Senzapatria (rivista e editrice anarchica, per chi se lo chiedesse) in occasione della suddetta compilazione vinilica a mo’ di benefit per la cassa antimilitarista. Dopodichè, realizzo che dei quattro gruppi rigorosamente punk-hardcore e rigorosamente italiani e rigorosamente validi inclusi in scaletta, ovvero Midgard (Milano), Link Larm (Curtarolo), Disper-Azione (Como) e Antisbarco (Chioggia), almeno con un paio il tempo non è stato galantuomo.

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Recensioni: Uguaglianza – Dalla strada cd (Nextpunk Records, Rude Records, Solitude Urbaine, 2012)

Dalla strada con furore. Street rock’n’roll puntuale come una sprangata, compresso nei solchi di questo nuovo full dei liguri Uguaglianza, combo già ben noto su questi schermi (il loro debut a titolo“Via Cairoli” fu prodotto a suo tempo nientemeno che da Steno dei Nabat, con cui hanno collaborato a più riprese) e sicuramente da ritenersi un classico dell’Oi! italiano di nuova generazione. Veramente bello, come non mi capita spesso di dire in modo così schietto a proposito di dischi di un genere che in Italia prolifera abbastanza da inflazionare il mercato delle produzioni musicali underground. Compatto, energico, prodotto, suonato e cantato in modo esemplare, e soprattutto forte di un ottimo lavoro in fase compositiva e di arrangiamento. Liriche piene di desolazione urbana, orgoglio del reietto e desiderio di rivalsa che ti si comunica forte e chiaro all’ascolto, complice la misurata efficacia dei refrain: “Non morirò per voi”, “Back to working class” e “Qualcosa cambierà”, nel mucchio, subito anthem. Se il mio fiuto non mi inganna, resisteranno agli anni.

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Recensioni: Gli Ultimi – Storie da un posto qualunque cd (Laida Provincia Crew, Oi! Shop, Tuscia Clan…, 2012)

Gli Ultimi saranno i primi. O almeno così sembra, a giudicare dall’evoluzione discografica a presa rapida di questo combo della (laida) provincia capitolina, che in pochi anni di attività ha già messo in piedi due full length, un EP e un notevole seguito urbano ed extraurbano. Probabilmente ha colpito all’unanimità il fatto che i nostri – che in Storie da un posto qualunque non deviano il tiro – coniugano il classico Oi!/streetpunk con una vena melodica e un approccio cantautoriale che con un po’ di approssimazione potrei piazzare a cavallo tra Youngang, Kina e taluni Social Distortion. Tant’è che questo nuovo lavoro raccoglie 13 pezzi 13 che non mancano di narrare storie di precariato, emarginazione, orgoglio, coerenza, incoerenza, veleno e desiderio di libertà, senza mai forzare i toni a favore dell’ormai stereotipata e ostentata “ignoranza”.

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Recensioni: AAVV – Welcome back to the Eighties colours cd (Psych-Out Records, 2012)

Passo in rassegna questa compilazione con lo spirito di chi sta per masticare un qualcosa di troppo importante e complesso per essere esaurito in un pezzo di poche righe, ma tant’è, dunque facciamo un salto indietro nel passato remoto, fino alla porzione di anni ottanta che interseca il 1985 e il 1987. La Electric Eye di Claudio Sorge lancia in questi anni due volumi di una selezione vinilica intitolata, appunto, Eighties colours. Lo scopo – probabilmente documentario – è quello di mettere insieme il meglio del circuito psychedelic/garage/beat italiano dell’epoca, un sommovimento potenzialmente più underground (nel senso letterale di “sotterraneo”) dello stesso circuito punk-hardcore coevo. All’interno della doppietta, nomi come Sick Rose, No Strange, Birdmen Of Alkatraz, Four By Art, The Ugly Things, Allison Run, Pikes In Panic, Stepplejack e tanti, tanti altri. Venticinque anni dopo, Roberto Calabrò (già penna di Rumore, Rockerilla, Bassa Fedeltà, Rumore and more) pubblica il suo libro “Eighties colours. Garage, beat e psichedelia nell’Italia degli anni ottanta”, ed ecco che durante le serate di presentazione si riaccende la scintilla. Del revival? Non direi, dal momento che molte delle band dell’epoca sono rimaste attive con soluzione di continuità, o comunque non c’è stata un’uscita di scena dei musicisti che le componevano. Un nome su tutti: Lodovico Ellena, ideatore della compilation e presente qui sia con i suoi (arcinoti) Effervescent Elephants che come solo artist. Ma potrei dire anche No Strange, The Strange Flowers, Polvere Di Pinguino, Double Deck Five, I Barbieri. E come non parlare di Amerigo Verardi e Umberto Palazzo, i quali, dopo aver seguito strade separate di tutto rispetto (Il Santo Niente e Lotus, tra i tanti progetti degnissimi di nota), si ritrovano insieme per la prima volta dallo scioglimento degli Allison Run?

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Recensioni: Plakkaggio HC – Approdo cd (Pull The Trigger, Roma Hardcore…, 2012)

Mai titolo fu più azzeccato, dal momento che Approdo è il disco con cui il trio di Colleferro – attivo ormai da quasi due lustri, aficionado della Lama e già autore di un demo e due full length – chiama banco e piglia tutto. Si potrebbe tranquillamente sostenere che i Plakkaggio HC rappresentino l’anello di congiunzione tra l’Oi! italiano e l’heavy metal – il che è un po’ come fare inchiappettare un homo sapiens da un australopiteco – e magari ti darebbero tutti ragione, però quest’etichetta mi ha rotto abbastanza i coglioni, anche perché detesto il metalcore e mi sembra veramente riduttivo ascrivere i nostri in questa spesso infausta categoria. Preferirei dire che “Approdo” è un disco streetpunk con arrangiamenti nettamente più elaborati della media, linee cantate veramente eccellenti e testi che non si limitano alla naiveness, cercando la formula giusta anche per parlare di vita di provincia, concerti sotto il palco, mentalità rock, partite di rugby, la Madonna.

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Era l'unico vero deficit di Lamette. Ora non più.
Era ora di aggiornarsi, tutti hanno i free album.
I free album di Lamette sono i più fichi di tutti.
Non ne sapevo un cazzo, corro a mandarvi il mio!
Non scarico MP3, i dischi o li compro o li ignoro.



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  Cronologia della Lama
Wednesday 19 June 2013


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