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Recensioni: Bufalo Kill – Be be bleah! cd (Yorpikus Sound, 2013)
Recensioni: Stigmathe – Fronte di nervi Lp (SOA Records, 2012)
Recensioni: Raise Your Pitch – Tutti Appesi demo-cd (Autoprodotto, 2012)
Recensioni: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011)
Recensioni: Whiskey Füneral - Whiskey Füneral cd (Full Speed Ahead Records, Tornado Ride Records, 2012)
Articoli: Kalashnikov – La città dell’ultima paura 12” picture (D.I.Y., 2013)
Recensioni: Golden Shower – The strange case of the Alaskan dragon breath cd (Area Pirata, 2013)
Interviste: Klaxon
Recensioni: Because The Bean – Indifferenza nera 7’’ (Bertani Dischi e Salami, United We stand, FFC Productions…, 2012)

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  Commenti
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: fluffgrrl
Re: T.V. Drugs – T.V. Drugs demo-cd (Autoprodotto, 2012) di: frankiefancello
Re: Beggars – Beggars 7’’ (Chorus Of One, 2011) di: nn7575
Re: Beggars – Beggars 7’’ (Chorus Of One, 2011) di: nn7575
Re: Beggars – Beggars 7’’ (Chorus Of One, 2011) di: nn7575
Re: Gonzales/Reverend Backflash split 7\\\'\\\' (Kornalcielo Records, Rancore Records, Lapaguis, 2011) di: nn7575
Re: Klasse Kriminale – The rise and fall of the stylish kids… Oi! Una storia (Anfibio Records, 2010) di: traminerhardcore
Re: Peggio Punx - Cattivi maestri MLp (T. V. O. R., 1989) di: deltafde

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SIMONE LUCCIOLA/ROCCO LOMBARDI - CAMPANA, SIMONE LUCCIOLA-LO-FI out now!

OMAGGIO A UNO DEI POETI PIÙ GRANDI, E MALEDETTI, DEL NOVECENTO ITALIANO, “CAMPANA” È IL ROMANZO GRAFICO DI SIMONE LUCCIOLA E ROCCO LOMBARDI CHE RICOSTRUISCE LA STRAODINARIA VICENDA UMANA E LETTERARIA DEL POETA TOSCANO.

Grazie ad attente ricerche bibliografiche, studio delle corrispondenze e viaggi nei luoghi in cui Dino Campana visse e operò, Simone Lucciola e Rocco Lombardi costruiscono un’opera di raffinata fattura, riportando all’attenzione degli appassionati del fumetto e della poesia, la controversa figura dell’autore dei Canti Orfici, protagonista di un’intensa quanto sofferta esistenza umana e autore delle più intense liriche della letteratura italiana.
Proprio l’opera poetica di Campana - nel libro sono riproposti numerosi estratti delle sue più celebri poesie - è al centro dell’originale rappresentazione visiva che i due autori sono riusciti ad ottenere, alternando il tratto plastico e pulito di Simone Lucciola a quello visionario di Rocco Lombardi, che tratta le tavole come fossero incisioni. È splendidamente ricostruita in questo modo, la tensione figurativa e simbolista dell’opera poetica di Dino Campana, con rimandi continui dalle figure evocate nei versi ai luoghi visitati, agli incontri e scontri che il poeta ebbe, sia nella vita sentimentale che in quella culturale, alle opere di artisti che egli vide e da cui trasse ispirazione.
“È un fiume che scorre questo brulicare d’immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel bianco della pagina. La storia a fumetti di Dino Campana.”, così nell’introduzione Paolo Pianigiani, studioso e profondo conoscitore dell’opera di Dino Campana, descrive l’omaggio di Lucciola e Lombardi a chi trovò nella poesia l’unica, infinita, giustificazione alla vita.

Simone Lucciola/Rocco Lombardi, CAMPANA, 64 pp. b/n, ISBN: 978-88-905765-7-7, € 12,00

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Punk-rocker, disegnatore underground, giornalista musicale, ideatore del webmagazine Lamette e produttore di fumetti per la sua costola Lamette Comics, Simone Lucciola è un tassello sui generis del panorama musicale italiano degli ultimi quindici anni, un nome legato fortemente e indissolubilmente ai circuiti suburbani dell’autoproduzione. LO-FI è un carnet da ballo che raccoglie storie illustrate come in un diario, volantini di concerti, copertine, ritratti, artworks su commissione e vignette, mettendo sul piatto in modo critico, dissennato e trasversale gli ultimi cinquant’anni di rock indipendente e non. I fanatici di punk, hardcore, Oi!, garage, rockabilly e perle trash dimenticate troveranno definitivamente pane per i loro denti.

Simone Lucciola, LO-FI, 96 pp. b/n e col., ISBN: 978-88-96250-11-2, € 15,00

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Libreria Perditempo, via San Pietro a Maiella 8, Napoli
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Riapre la sezione MP3/Downloads di Lamette, aperta ai free album delle vostre orchestrine!

La sezione MP3/Downloads di Lamette ricomincia da tre, avvalendosi delle nuove possibilità offerte dai sistemi Rapidshare e Megaupload. Da questo momento in poi, linkeremo interi album o EP o demo in mp3 di chiunque ne farà richiesta. Scrivetemi indicando il link corretto, il nome del gruppo, il titolo, l'anno e se è autoprodotto o è uscito originariamente per un'etichetta o più etichette. Iniziamo con l'Lp "Minutes to go" dei Dissuaders (Hate Records, 2010), cortesia di Alex "Dissuader" Vargiu. Seguitelo a ruota, perché questo sarà un servizio gratis et amore porci. Mi sono spiegato?


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Recensioni: The Pale Flowers - The Pale Flowers cd (Autoprodotto, 2013)

Loro "non aspirano alla popolarità, non si proclamano artisti, non creano musica né tantomeno arte, non creano melodie sofisticate e nemmeno ci provano, non vogliono apparire originali e non vogliono nemmeno imparare a suonare i propri strumenti", e probabilmente, aggiungerei io, non tengono nemmeno particolarmente a piacere. Sto parlando – citando uno stralcio della loro presentazione online – dei Pale Flowers, al debutto con questo omonimo registrato in tre giorni sotto la supervisione di Ferdinando Farro dei Maybe I'm, in quel di Serradarce, in provincia di Salerno.

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Recensioni: Sonic Daze - First coming cd (Autoprodotto, 2013)

Lo splendido artwork del cartoonist Shawn Dickinson è solo il preludio a uno degli ascolti più succulenti degli ultimi mesi: i Sonic Daze di Massimiliano Demata splendono infatti di luce acida, distinguendosi nel panorama dell'ennesimo revival garage rock. Senza concedere nulla a leziose istanze beat che spesso e volentieri infestano la categoria, First Coming, prima autoproduzione del gruppo di Bari, rivendica con fierezza le origini totalmente analogiche – only tapes were used, no computers, recita la didascalia del booklet – e scava a piene mani tra i cari resti del garage punk, incarognendosi come i cani che si rotolano nel putridume.

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Editoriali: La voce del padrone 2014

Riflettevo sulla morfologia attuale di questa vecchia, storica e in fin dei conti da me amata 'zine, alla luce dei suoi quasi quindici anni di attività e quindi del suo eventuale successo o fallimento, o bisogno di una nuova pelle che si possa adattare ai cambiamenti intercorsi nell'insieme di interrelazioni e azioni sociali che ha rappresentato e che dovrebbe continuare a rappresentare, magari ritrovando prima di tutto un senso di appartenenza. Una necessità che mi viene fuori da una lunga serie di giri in lungo e in largo per lo stivale, programmati e realizzati individualmente dopo un periodo di relativa stasi, e dalla conseguente osservazione dall'interno (ma spesso anche dall'esterno) di tutto quello che in Italia ora viene indicato con la denominazione generica e riduttiva di underground: mostre, concerti, gruppi, dischi, persone, spazi, locali, pubblicazioni, circuiti, realtà, intenzioni. Il risultato è un casino variopinto che a stento riesco a definire, ma che proprio mal si coniuga con l'immagine di Lamette ridotta a Lucciola-blog dove Simone vi parla dei dischi che altri gli danno da ascoltare quando lo incontrano, o che gli mandano per posta tante etichette che – a prescindere dalla bontà maggiore o minore o nulla di quello che producono – considerano questo spazio come un ufficio stampa de noantri a cui mandare press kit, promo e newsletter per un riscontro tardivo e di basso profilo, ma meglio di un calcio nelle palle. Tanto per cominciare, in una dinamica del genere rilevo un grande assente: il perché. Allora provo a mettercelo io, con una serie di punti interrogativi a seguire. Perché, perché, perché?

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Interviste: Disumana Res

Un tuffo nei 90's italici ancora attuali offerto da Lamette con la complicità/connivenza dei Disumana Res: all'indomani dell'uscita del CD digipack omonimo del combo industrial metal asse Roma/Bologna - contenente 7 brani registrati nel 1998 e rimasti inediti fino ad oggi, rimasterizzati per l'occasione da Nicola Manzan (Bologna Violenta) - ho sequestrato per voi l'amico Roberto (RS, bassista dei nostri, nonché 1/3 del progetto LoveHate80.it e vecchia gloria del punk-hardcore che fu con Oltraggio e Resistenza) e l'ho bombardato con annose questioni a bruciapelo. Il risultato è un botta e risposta che vi chiarirà le idee sul progetto Disumana Res e sulla relativa deriva sonora di ispirazione Ministry/Godflesh senza che andiate a scomodare annate - per molti ormai irreperibili - di Metal Hammer, Metal Shock, Rumore, e chi più ne ha più ne metta. Buona lettura e buon ascolto a seguire!

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Recensioni: Made – Is it different cd (Area Pirata, 2012)

Attivi fin dalla seconda metà degli anni novanta e inizialmente orbitanti in prossimità del raggio d'azione dei “padrini” Statuto, di cui sono diventati quasi immediatamente support band, i Made di La Spezia sono – allo stato attuale – una delle più longeve mod band della penisola tra quelle ancora in attività, anche se questo nuovo Is it different – che fa seguito al già recensito “They don't understand” e che è senz'ombra di dubbio da considerarsi un lavoro della maturità nel contesto di una discografia ricca ma frammentaria – più che premere sull'acceleratore alla ricerca di funambolismi rock alla Who/Jam, si colloca in una dimensione a cavallo tra il beat degli anni '60 e la psichedelia britannica, distillando atmosfere trasognate e nostalgiche.

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Recensioni: Hangover – Break the cage demo-cd (Autoprodotto, 2013)

Una delle cose più belle della mia attività di giornalista musicale autonomo è la possibilità non perdere mai realmente di vista i miei amici. È il caso del grande Marco Morelli, già cantante degli storici Prisoners, i Portonaccio punk-rockers che tanti concerti hanno condiviso con Gioventù Bruciata e Blood '77: ci rivediamo dopo un'involontaria latitanza reciproca, ce ne andiamo al bar e viene subito fuori che ha un nuovo progetto con un nuovo trio denominato Hangover; tempo pochi mesi, ed ecco che il demo contenente i primi cinque pezzi del combo arriva regolarmente nella mia cassetta della posta, insieme con la piacevole sensazione che ci sono cose che davvero non cambieranno mai.

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Recensioni: Attitudine – La nuova alba cd (Skins Rules Records, Pull The Trigger Records, Archivio Records, 2014)

Riapro con nostalgico piacere l'X-file degli Attitudine, e vi dirò che secondo me questa band apolitica e scorretta dalla vita breve e travagliata – formatasi a Bologna sul finire della prima metà dello scorso decennio e giunta al capolinea dopo una breve ma intensa attività live in quadrilatero con Bergamo, Mantova e Monza – ha sollevato a suo tempo il polverone tipico dei grandi potenziali mai del tutto espressi. Opinione certamente condivisa da alcune etichette del milanese che fanno capo a dei vecchi amici che possiamo tranquillamente circoscrivere nell'insieme dei veterani ultratrentenni dell'Oi! italico. Il risultato è che questi poco rispettabili signori hanno deciso di dare alle stampe – postuma e quasi in contumacia – l'unica testimonianza sonora registrata professionalmente dal combo.

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Recensioni: The Female Troubles – fifteen minutes of shame mcd (Nice Guys Are Gay, 2013)

Dal quarto d'ora di celebrità warholiano ai quindici minuti di “scuorno” promossi dall'ormai storico terzetto partenopeo, autogeneratosi a suo tempo dalle spore degli Sbirros ed ora nuovamente alla ribalta sui nostri lamettiani teleschermi. Il titolo incredibilmente azzeccato di questo EP ne esplica perfettamente il contenuto, che è sintetizzabile più o meno così: “Avete uno sputo temporale per dire tutto quello che volete dire” e “Ok, lo devolviamo tutto in punk-rock deragliante e anfetaminico che ricordi i tempi di Saints, Radio Birdman e Stiff Little Fingers, e prima che possiate dire A vi sarete già beccati quattro refrain nel culo. Tornate domani per la B”.

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Recensioni: Cayman The Animal – Aquafelix 10’’+cd (Sonatine Produzioni, Annoying Records, Mother Ship, 2013)

Quando si parla di Caimano si pensa immediatamente alla coltelleria, o all’omonimo arcipelago dove ti mandano al confino quando vinci una malaugurata trasmissione a premi: ma potrebbe ricondurre anche a un film di Nanni Moretti, o a un lottatore mascherato che vi invento qui per l’occasione. Nessuno, insomma – per farla breve – si sognerebbe mai di pensare a un gruppo punk di Perugia. E questa è una grande fregatura, perché intanto i nostri avventurosi eroi (già Ouzo, già Ingegno) sono arrivati di soppiatto al secondo capitolo della loro appariscente discografia (il primo, “Too fast to die young”, è passato su questi schermi nel 2011). Illustrato dal grande Ratigher, artworkista ufficiale della bénd, e comprensivo di box cartonato con maniglia dell’amore, toppetta e cd gemello per chi – peste lo colga – non avesse un piatto nel proprio hi-fi e dunque avesse un juxe-box giapponese al posto dello stesso, Aquafelix è un vinile 10’’ che non potrete fare a meno di notare. Ma il contenuto?

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Recensioni: Aut Aut – Musica di periferia Lp+cd (Hellnation, Armagiedon Times, 2013)

Il nome degli Aut Aut – indissolubilmente legato alla prima metà degli anni novanta e al circuito delle occupazioni e degli studentati in subbuglio – potrebbe non dirvi niente se non avete più di trent’anni, ma Hellnation e Armagideon Times sono qui per questo: promuovere un viaggio a ritroso in edizione deluxe, fino al passato (ormai non troppo) prossimo del combat rock capitolino.
Prodotto originariamente nel 1994 dalla Gridalo Forte Records – più nota per essere stata a suo tempo la scuderia di Banda Bassotti e Klaxon, nonché la principale e più organizzata intercapedine ska che lo stivale ricordi – Musica di periferia è insieme il corpus discografico e il canto del cigno del quartetto, attivo dal 1989 al 1995. L’edizione vinilica, ormai introvabile da anni, viene qui riproposta in una versione completamente rimasterizzata e corredata di alter-ego in cd e poster apribile con booklet e testi in seconda e terza.

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Recensioni: Dead End Street – Dead End Street 7’’ (Hellnation, Aggrobeat, 2013)

Sono diversi giorni che faccio girare questo microsolco avanti e indietro, anche se di solito per dire quello che ho da dire un ascolto mi basta, e più spesso attacco a scrivere mentre il disco sta ancora frullando sul piatto. La questione è semplice: sulle prime temevo di perdermi qualcosa per strada, poi in seconda battuta mi sono reso conto che mi piace, in terza che mi piace molto, e infine che può rimanere lì per un mese almeno. Dead End Street è un sette pollici che va dritto al sodo, e certamente Damiano Costantini non smentisce il suo trademark inossidabile nel tempo: uomo dalle mille band, in quindici anni che lo conosco ha suonato con quasi tutti i gruppi hardcore/streetpunk capitolini che contano (Bierkampf, Colonna Infame, Strength Approach, Payback, saltuariamente devo averlo visto anche con i DUAP) ed è stato contemporaneamente albero motore di un numero non quantificabile di concerti, compilazioni, etichette, tour, gemellaggi, enodegustazioni, rapine al treno. Trasferendolo fisicamente in Toscana il prodotto non cambia: Damiano ti raccoglie un manipolo di fiancheggiatori provenienti da vari altri circuiti più o meno iperattivi – quello fiorentino in primis – e nel giro di un anno e mezzo ha un nuovo gruppo con un nuovo disco che ha infilato una nuova serie di concertoni. Non contento, scrive anche i testi e rileva le linee vocali. Do not try this at home, verrebbe da dire ai dannati giovani del pubblico.

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Recensioni: Gli Ultimi/Plakkaggio HC split 7’’ (Hellnation, 2013)

L’ho già detto la volta scorsa, ma lo ripeto perché ci sta: Gli Ultimi saranno i primi. In ordine di ascolto, naturalmente, visto che sono sul lato A di questo double face – 300 copie su vinile nero, 20 su vinile arancione – che è in qualche modo un testa a testa tra le due facce streetpunk della provincia di Roma. Fuori in questi giorni, ma io come al solito cavalco l’onda dell’anteprima, visto che la presentazione ufficiale è programmata per il prossimo 11 ottobre.
Degli Ultimi posso dirvi immediatamente che, ora che li ascolto valorizzati da una registrazione ad hoc, apprezzo sempre di più il loro piglio melodico di trademark, centrato soprattutto nei soletti e nei refrain. Un pezzo come “Mentalità” mi ricorda moltissimo, inequivocabilmente, i Klaxon anni ’90 di “100celle City Rockers” (che è comunque un bel ricordare), mentre “Granito” mi suona veramente come un qualcosa di nuovo, o quantomeno una rielaborazione intelligente di sonorità e testi classici del genere, per cui faccio i miei migliori complimenti a questo combo che adesso ha esperienza da vendere. E via che si rigira il disco.

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Recensioni: Woody Cunts – Motherfuckers mcd (Skinhead Sound, Tuscia Clan, Dick Head Records…, 2013)

Campania Oi! strikes back, con il ritorno su dischetto degli amici Woody Cunts.
Le Fighe de Legn – in questa incarnazione rappresentate da Gibbino Copertone, Sid, Frankie The Dog e l’inossidabile Mamo – tirano fuori ancora 5 pezzi che si sommano ai 7 del cd “Fuori dal branco” con cui avevano esordito un tre annetti fa: l’impressione è che senza chiamarsi fuori dallo streetpunk essenziale e militante che li contraddistingue, i quattro dell’Avemmaria riflettano su se stessi mettendo avanti delle canzoni più introspettive, a cavallo tra rabbia, impotenza e voglia di cambiare. Io credo che vogliano rappresentare alla loro personalissima maniera lo stato di crisi che affligge l’Italia ultima, e che anni fa serpeggiava comunque sottopelle. E così gli viene da dire “Voglio cominciare sì / a capire i veri problemi / crescere e vedere / cos’è la vita reale”, che a ben guardare è un messaggio apparentemente poco punk, ma cazzo se è utile trasmetterlo.

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Recensioni: FUN – Come vOi! cd (Anfibio Records, 2013)

A 100celle si spara ancora?
Direi di sì, considerando il ritorno dei FUN come una P38 ripulita, lucidata e rimontata, un po’ alla maniera di “Dillinger è morto”. La mia personale esperienza di vita mi ha insegnato come nulla sia da escludere mai in via definitiva, perché il caso determina corsi e ricorsi, allontanamenti e ritorni di fiamma secondo una logica il più delle volte imponderabile e pressoché totalmente imprevedibile: ed ecco che un bel dì – tanto per dirne una e a seconda dell’angolazione da cui ne guardate l’alba – in quel di Roma si creano le condizioni perché Sergio si ritrovi con i suoi vecchi compari in un pub e decida di rimettere in piedi quella che è stata indiscutibilmente una delle più importanti e indimenticate Oi! band italiane degli anni ottanta. Dei FUN si è parlato e favoleggiato molto in questi anni, in larga parte grazie ai tributi resi da Klaxon, Nabat, Gozzilla e diverse altre realtà streetpunk nostrane della prima e della seconda generazione, ma in fin dei conti – escludendo qualche demo di qualità povera rimasto nelle mani degli appassionati tra gli appassionati e la partecipazione a qualche storica compilation (su tutte, “Quelli che urlano ancora!” della CAS Records, con il classico “Come voi”) – il materiale studio del combo di Centocelle è sempre rimasto scarso e latitante. Fino a questo momento.

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Recensioni: The Bone Machine – Giù nel mio Inferno cd (Billy’s Bones Records, 2013)

Negli anni ho tirato fuori più scuse di un’adultera, ma voi sapete perfettamente che questa è la mia webzine e che come tale è uno spazio franco dove faccio un po’ come cazzo mi pare, all’anarchica maniera. Così torno alla carica con il nuovo The Bone Machine, già pronto in tavola durante questa torrida estate, disponibile in anteprima su Bandcamp (dove si può anche acquistare in versione mp3 per 7 miseri euri), e alfine impiattato egregiamente con uno dei migliori artwork in scratchboard colorato che Rocco Lombardi abbia mai sfornato in tutta la sua carriera: e ve lo dice uno che ha li visti tutti, ma proprio tutti, in originale cartaceo.
Giù nel mio Inferno – per quanto ne so da informazioni apprese sul campo (di battaglia) – è un disco che ha conosciuto una lunga gestazione, e che volontariamente o involontariamente segna un po’ un ritorno alle classiche sonorità psychobilly della Banda dopo le incursioni mediterranee del precedente “Sottoterra”. 12 pezzi 12, per una scaletta in cui i buoni cugini si dilettano in una pratica che stavolta mi sembra tutt’altro che accidentale: la concezione di hit.

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Articoli: Agoràfestival - Idee in movimento - venerdì 27 settembre a Formia, al Teatro Remigio Paone

Ideato da Francesco Giampietri, Mirza Mehmedović e Martina Purificato, patrocinato dal Comune di Formia ed organizzato dall‟Associazione culturale Idest, Agoràfestival – Idee in movimento è un progetto culturale sperimentale volto alla promozione di un inedito piano di intersezione di più registri tematici (l'arte, il pensiero e la musica) intorno a un tòpos univoco: Identità e differenze, argomento problematico e di stringente attualità che si presta a molteplici declinazioni, di natura estetica, antropologica, filosofica. L'idea di fondo che ha ispirato i promotori dell'iniziativa si lega all'esigenza di tornare a fare cultura nell'agorà, il centro democratico della città che viene sempre più svilito a vantaggio soprattutto delle piazze virtuali; ben rappresentata dal Teatro “Remigio Paone”, l'agorà, di per sé accessibile a tutti, viene pienamente ristabilita come il luogo proprio della manifestazione delle arti e del libero scambio dei saperi, il polo di convergenza di artisti, musicisti e filosofi. Al cospetto del disarmante individualismo, del superficiale edonismo e della complessiva sfiducia nel mondo, che sono fra i tratti distintivi della società postmoderna, appare opportuno scommettere sulla valorizzazione dei talenti individuali, soprattutto dei giovani, in un contesto pubblico.
Il programma dell'Agoràfestival – Idee in movimento prevede una mostra di opere, riconducibili a vari stili, di giovani artisti, un seminario filosofico che stabilisce un confronto fra diversi studiosi ed animatori culturali premesso a una discussione aperta al pubblico, nonché le esibizioni di due band musicali e di una promettente cantante lirica. Nell'agorà dunque le idee tornano ad essere in movimento, per la costruzione del bene comune, il benessere della polis.

Locandina

Programmazione:

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Recensioni: Marco Corona – La seconda volta che ho visto Roma (Rizzoli Lizard, 2013)

Detesto farmi passare per l’esperto che non sono, ma da umile addetto ai lavori – una patente che sì, per i più posso effettivamente esibire – io comincerei col collocare Corona nella top five degli autori italiani di fumetto degli ultimi vent’anni. E non credo di fare torto a nessuno o di dare un giudizio di parte perché quello è effettivamente il suo posto, se l’è guadagnato. Sfornando più di un classico (troppo facile ricordare la sua Frida Kahlo e il “Bestiario padano”) e lavorando, lavorando, lavorando da stakanovista. Perennemente affamato di segno e probabilmente incapace di soffermarsi su uno standard per (contro)necessità biologica, negli anni Corona è andato alla ricerca di un’essenzialità che lo ha reso in progressione “sofisticato e zozzo”, come diceva di sé Victor Cavallo. E così la sua via crucis approda con naturalezza e forse senza radicali sconvolgimenti a questa graphic novel coloratissima e (quasi) macchiaiola, che parte con un giro di autostop nei lontani novanta e si imparenta rapidamente col Fellini di “Roma”, ma soprattutto de “La dolce vita” (peraltro ripresa in chiave picaresco/autobiografica citando e parodiando la celeberrima Anita Ekberg a mollo nella fontana di Trevi sotto gli occhi di Marcello).
Come nel caso di Fellini, comunque, Roma non è Roma: è la Città Eterna vista con gli occhi di uno straniero, quindi da una prospettiva viziata da un natur(al)ismo precedente. E che nondimeno però – complice l’idea che non serva a un cazzo la mimesi – risulta impeccabile nell’intensità del frullato scenografico/storico/socio-politico che abbraccia le avventure del papero Corona fino al sodalizio con Giovanna e alla nascita della loro bambina. Per non tacere del flashback finale che vi svelerà in una sorta di reprise – chi lo sa – magari la chiusura del cerchio?

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Recensioni: Rudere – Il nostro destino mcd (Skins Rules Records, Pull The Trigger Records, New Breed Bootboys, 2013)

Tandem per le etichette nostrane Skins Rules Records e Pull The Trigger Records, dietro le quali si celano come burattinai occulti, tanto perché lo sappiate, due ben noti protagonisti dell’Oi! italiano anni novanta attualmente trapiantati nel milanese: la missione, in coalizione con New Breed Bootboys di Lugano, è coprodurre Il nostro destino, esordio dei Rudere. Una band molisana che suppongo appartenere alla giovane generazione di streetpunk-rockers e skinheads che sta raccogliendo piuttosto bene il testimone, come ho avuto modo di vedere recentemente di persona in quel di Vetralla, tanto per nominare un’area geografica “calda” in questo senso.

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Recensioni: The Morlocks – Submerged alive cd (Area Pirata, 2013)

Band controversa, disco controverso. Stampato una sola volta nel 1987, Submerged alive è stato – a quanto sembra – la prima produzione in catalogo della Epitaph, qualche anno prima che quest’ultima finisse in cima all’Olimpo delle etichette indipendenti americane: né più né meno che un bootleg di alta qualità, considerata l’epoca, che Brett Gurewitz ricavò da una ripresa live di un concerto che i venefici Morlocks – capitanati come sempre dal frontman nippo-americano Leighton Koizumi – avevano tenuto l’anno precedente al Berkley Square di San Francisco, un piccolo club che poteva contenere non più di 200 persone. Gli unici overdub del disco, in effetti, riguardano la sovrapposizione dell’audio, comunque originale, del pubblico. Il resto è garage rock del migliore, chiara e premiata marca Stooges con un occhio strizzato a classici come Eddie Holland.

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Recensioni: Amelie Tritesse/Tre Tigri Contro split 7” (Autoprodotto, 2013)

Mi piace pensare che il baffone in copertina sia Lester Bangs. Sarebbe coerente con lo spirito con cui queste due band dell’area di Teramo mettono insieme uno split 7” in occasione della sesta edizione del Record Store Day: 300 copie, di cui 100 in vinile colorato rosso, giallo o verde, a scelta.

Gli Amelie Tritesse, già visti di recente su questi schermi e già autori dell’audiolibro “Cazzo ne sapete voi del rock and roll”, sono sostanzialmente uno spoken word di Manuel Graziani – eminente penna di “Rumore” ma anche e soprattutto scrittore e narratore – su base rock: un read’n’rocking, come amano definirsi loro. Questo nuovo brano, “L’agnello di dio”, è dunque anche un nuovo spaccato autobiografico di vita quotidiana, intriso di uno humour debordante e (neanche tanto sottilmente) anticlericale, a dare vita a una serie di personaggi involontariamente ai reciproci antipodi.

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Era l'unico vero deficit di Lamette. Ora non più.
Era ora di aggiornarsi, tutti hanno i free album.
I free album di Lamette sono i più fichi di tutti.
Non ne sapevo un cazzo, corro a mandarvi il mio!
Non scarico MP3, i dischi o li compro o li ignoro.



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Saturday 25 October 2014


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