Recensioni
Stefano Tamburini - Snake Agent (Coniglio Editore, 2005)

Sunday 11 December 2005


Era dal 1984, probabilmente, che le storie di Snake Agent non godevano del bene di una nuova ristampa. Doveroso, sicuramente, ma anche oneroso riconsegnare il genio di Stefano Tamburini alla memoria storica, che lo vuole desaparecido nell'(dell')underground da ben diciannove anni, data della sua morte suppergiù. Questo volume assolve all'arduo compito nel migliore dei modi, innanzitutto riorganizzando le storie cronologicamente, secondo l'ordine di pubblicazione che era stato soppresso nella prima edizione ("Muscles", Primo Carnera Editore); quindi corredando la raccolta di due tra le più belle ed appassionate introduzioni che io abbia mai letto. La prima è firmata da Michele Mordente - detto anche "uomo archivio" per la sua spaventosa cultura tamburiniana - e la seconda da Roberto Farina. Lasciate che vi suggerisca di non saltare a pie' pari questi scritti, come il sottoscritto è solitamente uso fare: non si tratta di sterili commissioni letterarie o di tentativi di "maledettizzare" a fini di lucro il personaggio Tamburo (come purtroppo è avvenuto spesso con Andrea Pazienza) ma di vera e propria critica d'arte. Perché qualora non l'abbiate afferrato, si sta parlando di un'opera d'arte. Nel senso più accademico del termine, vaffanculo.
Non so, pensate a Duchamp e al ready-made (l'oggetto già realizzato a cui l'autore conferisce un nuovo significato per straniamento, intervenendo su di esso e/o riconsegnandolo a un nuovo contesto). Quindi pensate al rapporto delle prime avanguardie (dadaismo, su tutte) con la tecnica del decoupage e del collage, riproposta poi - non a caso - anche in ambito punk. Dunque immaginate la versione a fumetti di simili concettualismi, con una buona iniezione aggiuntiva di sano futurismo (macchine, motori, velocità, fisicità del dinamismo). Eccovi il "campione culturale di un'epoca in sfascio", come lo definiva ironicamente Tamburini: "il primo tentativo di fumetto dove la figura del disegnatore risultasse completamente obsoleta".

Snake Agent, in questo senso, non è che la decostruzione strutturale dell'Agente Segreto X-9 - oscuro fumetto dell'anteguerra ideato nientemeno che da Dash Hammett - operata mediante l'uso inconsulto (o forse troppo consulto) della fotocopiatrice, strumento rivoluzionario che negli anni ottanta aveva da poco sostituito il ciclostile studelinquenziale. L'intervento artistico giunge là dove le vignette, accuratamente selezionate e distorte in macchina, vengono munite di nuovo lettering e rimontate secondo un ulteriore, assurdo ordine narrativo. Ed ecco che Snake Agent alterna missioni impossibili (e improbabili) risolte in dieci minuti a coiti, matrimoni e divorzi risolti nell'arco di tre secondi, spostandosi da un capo all'altro del mondo a velocità supersonica. La stessa velocità con cui purtroppo Tamburini passò da Stampa Alternativa a Cannibale, a Frigidaire, al mondo della moda e infine al dimenticatoio.

Oggi gli appassionati del settore lo ricordano quasi esclusivamente per le sceneggiature e il personaggio di Ranxerox, mentre è calata la tela sul suo contributo grafico fondamentale (e se non mi credete guardate cosa combinò con degli scarti di tipografia e dei viraggi nell'unica storia a colori di questo volume) e su esperimenti ben più interessanti del violentissimo cyborg, come - appunto - questo Snake Agent, che è probabilmente il suo capolavoro assoluto.

Non posso che ringraziare Coniglio, Michele e Gianluca Costantini per questo splendido regalo di Natale, e mi auguro che sia un Natale meno di merda dei precedenti. O che almeno ci sia da bere, perché il buon Gesù non l'ho crocifisso io. Prosit e amen.

[Simone]



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