![]() Recensioni Razzapparte – Il drago e il leone cd (Anfibio Records, 2007) sabato 24 marzo 2007 L’Oi! riflette su se stesso e diventa autoreferenziale, esattamente come il western. I Razzapparte - bontà loro - sono i primi ad aver capito che è ora di passare da “Ombre rosse” a Sergio Leone, e in questo senso il loro nuovo album è un disco assolutamente pionieristico nel suo genere. Accantonate per un momento i consueti tre accordi mal suonati conditi da testi inneggianti alla violenza di strada e alle pene del lavoro in fabbrica, che si devono eventualmente ostentare anche quando non s’è mai sentita una sirena in tutta la propria vita e soprattutto non si possiede prole. Provate a pensare che siamo nel 2007, chiedetevi se si può fare un disco Oi! anche parlando di qualcosa che non si sia stato ripetuto come un microsolco incantato dagli anni ’80 fino ad oggi, e interrogatevi sul come e sul perché. E già che ci siamo, chiedetevi se l’Oi! è vivo e non delegate la risposta alla filosofia o ad altri, ma alle vostre concrete possibilità di resuscitarlo musicalmente. È quanto hanno fatto i viterbesi dopo una lunga storia di streetpunk band della seconda ondata, che dal 1995 ce li ha consegnati indenni fino ai giorni nostri. Il drago e il leone, come i più svegli avranno già capito, è un disco nuovo e ricercato, che rappresenta una sterzata importante nell’eterna querelle dello streetpunk italico. E fate attenzione: per sterzata non intendo in alcun modo un tentativo di commercializzare il discorso (ce ne sono già stati fin troppi, e hanno pagato pure bene).
Il drago che affronta il leone, ritratto nel disegno di copertina mutuato da Leonardo Da Vinci, è un’allegoria dietro la quale si cela uno dei leitmotivs del disco: Viterbo contro Viterbo. Il leone, simbolo della città, contro il drago che il folle Vicino Orsini fece scolpire nel tufo del bosco di Bomarzo qualcosa come 455 anni or sono, “sol per sfogare il core”.
La riflessione sulle roots della band, in questo caso, va di pari passo con quella relativa alle roots del genere: ed ecco che i Razzapparte danno finalmente sfogo a una mai sopita matrice reggae, che si fa largo già nell’opener “Casuals” mixando alla Ruts punk sparato e dub. “Il drago e il leone” è anche l’unico disco dei nostri dove figurano in più punti inserzioni di tromba e tastiere. La title track stessa è un dub.
I testi passano indifferentemente dal già citato autoreferenzialismo Oi! (“Casuals”, “L’Oi! è vivo”, “Ribelli del weekend”, “Non voglio lezioni”) all’ambito dell’autobiografico-sentimentale (“Non piegarti”, “Su di te” e la misteriosissima ghost track 1/2). Completano il quadro, insieme alle insolite aperture new wave di “Solitudine”, i remakes di due vecchi cavalli di battaglia del gruppo (“M.C.S.” alias “Razzapparte al Maurizio Costanzo Show” in versione ska e “Un posto per noi”) e due cover: la prima è “Solo una guerra”, un pezzo meno noto ai più dei primi Klaxon, e la seconda è “Dirty punk”, un pezzo meno noto ai più degli ultimi Clash. Per quanto riguarda invece l’ambito strettamente musicale, tutto il disco è un’impeccabile lezione di stile. Pollice in alto come un vessillo vittorioso per questo nuovo Razzapparte, che a mio avviso rappresenta veramente un’auspicata e innegabile evoluzione del gruppo e insieme uno spartiacque ormai doveroso e inevitabile per il genere tutto. Abbiatelo, pòrcudìo! [Simone] Per contatti, o per avere il cd: http://anfibiorec.altervista.org Questo articolo proviene da: http://www.lamette.it L'URL per questa news è: http://www.lamette.it/modules.php?name=Live_News&func=LiveNewsView&nid=1403 |