![]() Recensioni John Lydon – Johnny Rotten. L’autobiografia. No Irish no blacks no dogs (Arcana Edizioni, 2007) lunedì 05 novembre 2007 Ho smesso da molti anni di sopravvalutare la produzione musicale di John Lydon, e anche quando mi è capitato di vederlo su un palco ne ho ricavato un’impressione tutt’altro che positiva: in definitiva, messa da parte l’immagine pubblica (in senso ambivalente), non gli riconosco grandi meriti, così come non considero i Sex Pistols uno dei fondamentali del punk rock: con il senno del poi li trovo naif, derivativi e indistricabilmente invischiati nella moda dell’epoca. Ciò non toglie che quando mi sono imbattuto nella traduzione italiana della plurisbandierata autobiografia pistolscentrica del terribile irlandese non sono riuscito a non comprarla. Lo humour intrinseco di Lydon è una garanzia di qualità, e lui è sicuramente brillante: Johnny il marcio è tutt’altro che un fesso, e il suo individualismo non è mai stato solo un fatto di costume; lo testimonia la lunga battaglia legale con cui a metà anni ottanta si è ripreso tutti i diritti sui Sex Pistols (capitolo peraltro ampiamente documentato in questo volume). No irish no blacks no dogs è un mattone di 350 pagine che si legge con una rapidità estrema, e che racchiude la porzione cronologica compresa tra l’infanzia di John e l’inizio della carriera dei PIL; quindi – per forza di cose – tutta l’epopea delle pistole del sesso. Le rimembranze di Lydon – integrate da un cut-up di testimonianze di comprimari eloquenti (John Lydon Sr., Nora Lydon, Billy Idol, Marco Pirroni, Julien Temple, Don Letts, Steve Severin, tanto per citarne alcuni) – azzoppano tutti con garbo e spirito: Sid Vicious viene descritto come un modaiolo tonto, Nancy Spungen come un’isterica malata di mente, Vivienne Westwood come una cretina, Glen Matlock come un mammone, Malcolm McLaren come un borghese frustrato, i Clash come degli ipocriti, Cook e Jones come due amici di McLaren interessati esclusivamente a sesso e soldi e dediti allo scopiazzamento di vecchiaie sonore. Ma ce n’è anche per i tossici Thunders e Nolan, per il “coglione di nome Ten Pole Tudor”, e last but not least per Ronnie Biggs, la cui immagine di Arsenio Lupin inglese viene ridimensionata in quella di molto meno romantica delinquente comune, complice in una rapina dove un operaio venne ridotto su una sedia a rotelle.
“Non ho tempo per le bugie e le farneticazioni, e neanche voi dovreste averne”: c’è da credergli? Sicuramente sì, ma senza esagerare. Consigliato caldamente. [Simone] Ordini: www.arcanaedizioni.it Questo articolo proviene da: http://www.lamette.it L'URL per questa news è: http://www.lamette.it/modules.php?name=Live_News&func=LiveNewsView&nid=1524 |