Relics
Sex Pistols - Never mind the bollocks here's the Sex Pistols (Virgin, 1977)

sabato 06 aprile 2002


Voi come vi sentireste se scopriste che in una rubrica che curate da un anno e passa manca proprio l'articolo che avreste dovuto scrivere per primo? Ebbene sì, sporchi lettori: preso e compreso da tanta bella musica dei tempi che furono, mi ero praticamente dimenticato di quello che poi è davvero il classico punk per eccellenza, o almeno è sicuramente il 33 giri punk più famoso di tutti i tempi: l'esordio su Lp dei britannici Sex Pistols, coincidente con il '77 sia ideologicamente che cronologicamente.

"Never mind the bollocks" (letteralmente "Sbattetevene le palle"), uscito nientemeno che per la major discografica Virgin (subentrata, tra l'altro, alla ben più importante e defezionaria E. M. I.), si tramutò poi irrevocabilmente in testamento e canto del cigno meno di un anno dopo, quando il gruppo si sciolse in seguito a un fallimentare quanto memorabile tour negli Stati Uniti: ogni show, sera per sera, fu praticamente tenuto in piedi dal solo Sid Vicious, il quale, pare, non suonò mai il basso, preferendo usarlo come clava per percuotere le prime file. Durante un live in Texas, com'è noto, disse che tutti i cowboys erano dei froci: risalgono infatti a quella sera le celebri foto che lo ritraggono inferocito sul palco con il setto nasale spaccato. Comunque, fatto sta che dopo l'ultima data il gruppo si sciolse come la cacca al sole, e tutto il resto è noia, non ho detto gioia: il cantante Johnny "Rotten" Lydon mandò tutti affanculo e fuggì in Jamaica, dove si diede alla sua vera passione, il reggae, prima di dare vita alla seminale new-wave band PIL (in effetti Lydon non è mai stato tanto un punk quanto un accanito seguace della moda punk); Steve Jones e Paul Cook, chitarrista e batterista, finirono invece con l'arrabattarsi facendo i turnisti e prendendo parte a mille progetti musicali inutili; il buon Vicious, convinto (a ragione) di essere una star, mise su un gruppo solista, legandosi al clan Nolan-Thunders: purtroppo il poverello, che si faceva in vena già da troppi anni, poco tempo dopo (per intenderci, prima che riuscisse a scrivere anche una sola canzone nuova) fu arrestato con l'accusa di omicidio della sua ragazza Nancy Spungen, il cui cadavere, massacrato da non so quante coltellate, era stato rinvenuto nella stanza del Chelsea Hotel dove i due alloggiavano insieme. Sid, che nel carcere non aveva trovato evidentemente roba da iniettarsi, morve di overdose non appena gli diedero la libertà vigilata, nel febbraio del 1979. Per tutti i punx di questa terra lui è sempre stato innocente, e sempre lo sarà.

Ma veniamo finalmente a "Never mind the bollocks": il vinile in questione è una raccolta di singoli ed è una raccolta di superclassici; chi non conosce cose come "Holidays in the sun", "Bodies", "No feelings", "Submission" o come i tre singoli di maggior successo dei Pistols stessi, ovvero "God save the queen" (poi rifatta miliardi di volte da miliardi di gruppi), "Pretty vacant" e il culto assoluto "Anarchy in the U. K."? A quest'ultima canzone, la cui prima strofa recitava "I am an antichrist, I am an anarchist/ don't know what I want but I know how to get it/ I wanna destroy passer-by/ 'cause I wanna be anarchy" (Io sono un anticristo, io sono un anarchico/non so cosa voglio ma so come ottenerlo/ io voglio distruggere il passante/ perché io voglio essere anarchia), si deve forse, in effetti, sia la poetica settantasettina del "Destroy" che il primo legame tra musica punk e anarchismo. E pensare che in fondo "Anarchy" era un testo giovanile e pure un bel po' ingenuo del nostro Lydon, che oggi, secondo me, se ne è stancato al punto che lo odia.

Passiamo dunque alla musica: a risentirla oggi, suona immancabilmente un po' lenta e datata, ma lo spirito qui è al 100%. Spadroneggiano la voce di Rotten, inconfondibile a causa del timbro sgraziato e del marcatissimo accento irlandese, e la chitarra di Steve Jones, una motosega a tutti gli effetti: una sezione ritmica rozzissima e grossolana completa il tutto.

Ok, Prima di spendere altre parole inutili, voglio chiudere quest'articolo con una sola affermazione: "Never mind the bollocks", vuoi per la major, vuoi per i casini combinati dai Pistols, è stato ben presto disco di platino in tutto il mondo; sfido chiunque a trovare un caso analogo (o anche lontanamente simile) in tutta la storia del punk.

1)Holidays in the sun 2)Bodies 3)No feelings 4)Liar 5)God save the queen 6)Problems 7)Seventeen 8)Anarchy in the U. K. 9)Submission 10)Pretty vacant 11)New York 12)E. M. I.

[Simone]




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