Coprophagus
Arrapaho (Italia 1984, col, 98’) di Ciro Ippolito

Friday 18 May 2001



con: Alfredo Cerruti, Daniele Pace, Totò Savio, Giancarlo Bigazzi, Tinì Cansino


Ok, ecco, come promesso, il primo aggiornamento alla rubrica a-cinematografica. Quale film poteva essere più indicato di Arrapaho?

Questo immondissimo cult-movie, considerato oggi giustamente l’apice e il vertice della cinematografia trash italiana, fu girato nel 1984 in una discarica romana, ad opera del complesso napoletano degli Squallor e del poliedrico Ciro Ippolito, attore (melo)drammatico riciclatosi poi come sceneggiatore, poi come regista, infine in qualità di produttore. A lui si deve, sotto lo pseudonimo di Sam Cromwell, la regia di uno dei primissimi film horror-fantascientifici nazionali di serie z, ovvero Alien 2 sulla terra (1979), nonché la sceneggiatura e/o la produzione di molte sceneggiate dell’ormai iconico Mario Merola, colto nel periodo pre-Sanremo & Concetta mobili.

Dal riuscitissimo connubio tra cotanto genio (Ippolito) e gli Squallor, venne fuori questo ferocissimo pseudo-western, Arrapaho, appunto, prontamente stroncato da tutte le riviste cinematografiche dell’epoca, a partire dalla trama, che riporto direttamente prendendo in prestito la recensione di Ciak dell’epoca:

"In una scenografia western che ricorda più il pratone della Casilina che un territorio dell'Ovest, vivono le tribù "indiane" degli Arrapaho e dei Froceyenne, che si prodigano in una serie di squallidissimi siparietti proto-demenziali. L'amore contrastato tra due giovani, Arrapaho e Ascella Pezzata, promessa in sposa a Cavallo Pazzo, fa in qualche modo da collante".

Ciak, com’è ovvio, non prestò allora attenzione al dramma umano di Cavallo pazzo, che per il dolore diventerà ricchione e se la farà con Luna Caprese, noto omosessuale della tribù dei Frocheyenne. I due daranno così vita a “the gay after”.

Un occhio di riguardo va inoltre riservato alla protagonista femminile, Tinì Cansino, ex-pornostar reduce dal breve e mai ripetuto successo nel celeberrimo varietà berlusconense Drive-in (quanti di voi lo ricordano? Fu, in pratica, la rampa di lancio del meglio e del peggio del cabaret polentone anni ’80. Vi nacquero i vari Faletti, Vastano, Braschi, Greggio, etc. etc.).

Da notare che la Cansino era dotata, oltre che di un gran culo e di un paio di tette immense, di una mimica facciale praticamente assente e di una parlata lobotomizzatissima, il che risparmiava la fatica di doppiarla… chissà che fine ha fatto. Era una promessa, secondo me.

Veniamo dunque al punto forte: gli Squallor, presenti sia musicalmente che in qualità di attori. Daniele Pace è il Capo Tribù dei Cefalones, Alfredo Cerruti è il narratore, Giancarlo Bigazzi a un certo punto arriva con la slitta e chiede a Daniele Pace dov'è la steppa. Tra le tracks mitiche della mitica colonna sonora (che trasforma praticamente Arraphao in una sorta di musical) ne ricordiamo almeno due: Berta, messa letteralmente in scena, e ‘O tempo se ne va, dedicata dal bruttissimo sarchiapone Cavallo Pazzo al suo amore, Ascella Pezzata (Cansino). Tra le scene cult, vale la pena di ricordare invece almeno le semplici didascalie di testa e il litigio iniziale del capo indiano Palla Pesante con il terribile figlioletto Capo Di Bomba.

Si potrebbe parlare per cinque anni di cotanto capolavoro in pellicola. Ma la meglio cosa è vederselo. Essì. Dunque procuratevelo, come al solito.

[Simone]




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