
Chiunque legga abitualmente l’underground spaghettoso a fumetti avrà sentito parlare almeno una volta di
Enrico Teodorani e dei suoi B-Brand Comix: trattasi, per intenderci, di storielle sul modello esasperato (ma non troppissimo) di quelle che negli anni ’60, ’70 e ’80 era possibile reperire facilmente in edicola con l’immancabile bollino “per adulti” o “vietato ai minori di anni 18”: Teodorani ne è inossidabile sceneggiatore, e si avvale di volta in volta del contributo di artisti della matita di tutto rispetto (il grande Silvano, tanto per fare un nome, è stato uno dei suoi collaboratori più prolifici). Le fantasie splatter-fetish-lesbo-erotiche dei B-Brand, dunque, hanno come comune denominatore – oltre all’eterna lotta tra il bene e il male, naturalmente confusi in modo ambiguo – una protagonista femminile le cui fattezze richiamano in qualche modo quelle delle classiche eroine del fumetto erotico (Satanik e Sukia, tanto nominare le due con la S e la K). In questo specifico caso, grazie agli ottimi disegni di
Joe Vigil, ci pervengono nero su bianco le avventure di
Calavera, o Francisca Calavera, una donna-mercenario nata da un terribile esperimento di frankensteiniana memoria.

Calavera, dotata suo malgrado di artigli d’acciaio a metà tra le mani di forbice messe in scena da Tim Burton e gli strani superpoteri dei cattivi Marvel, passa le sue notti a caccia ai mostri da massacrare, siano essi di natura umana (come il serial killer omosessuale Macho Machete) o subumana (licantropi, vampire fellanti e chi più ne ha più ne metta). E per chi bramasse un albo più vario, ecco a voi – a seguire – le mirabolanti avventure di Djustine, la sexy-giustiziera del west, a sua volta alle prese con ogni sorta di manifestazione demoniaca.
Visti i contenuti di questo albetto, e visti i tempi che corrono (rigorosamente all’indietro), non fatico molto a immaginare che il buon Teodorani abbia incontrato e continui ad incontrare non pochi ostacoli lungo il suo cammino, e per questo – a maggior ragione – conquista la mia stima imperitura: non solo per la determinazione, ma anche e soprattutto per avere l’ardire di riproporre un genere che a suo tempo ho macinato come il pane e che in seguito ho visto progressivamente sparire dai palinsesti per lasciare il posto al più becero (e tranquillizzante) fumetto seriale, il cui finto “politically scorrect”, nella maggior parte dei casi, mi è odioso quanto il sale nel caffè…
[Simone]
Per contatti, o per avere il fumetto: http://digilander.libero.it/mupis/