
I ragazzi sono tornati, a suon di vetri rotti, sirene, cori alla Sham 69 e chitarre sparate impietosamente. È il nuovo album degli storici
Klasse Kriminale, musica di strada dal 1985. Balestrino non delude, con quello che vuole essere un concept album sullo streetpunk (e che nella sua edizione digipack, limitata a 300 copie, include una storia a fumetti a tema disegnata da Simone Graziani). A mio personale avviso
The rise and fall of the stylish kids è senz’altro il disco più intransigente che i savonesi ci propongono da anni. Impregnato nelle roots fino alla citazione diretta (vedi “Destroy Babylon”, che riprende a tratti “Babylon’s burning” dei Ruts), è una risposta diretta alle accuse mie e di tanti altri scettici riguardo al destino dell’Oi!: si parla dell’entusiasmo dei kids, dello spirito di aggregazione, ma anche – senza remore – del declino, della droga, delle contraddizioni, dei tradimenti.

Ben 14 pezzi che dimostrano effettivamente che l’Oi! è vivo e vegeto, se messo nelle mani dei suoi veterani, e un disco che a brevissima distanza dall’ultimo dei Razzapparte mi convince finalmente – dopo anni di caccia all’untore e slogan atti a nascondere il vuoto – del fatto che esistano ancora voci sincere e in grado di guidare idealmente un circuito, nonostante le fregature e le disillusioni. “Faccio io i miei dischi”, (ri)affermano con orgoglio i nostri, e ascoltarlo mi rassicura infinitamente. I Klasse Kriminale hanno opinioni forti, e si fanno sentire in pezzi velenosi e schietti come “Dr Martens”, “Nessuno dice niente” o “Eroi finiti” (“Hai pianto per Joe Strummer ma non hai mai capito un cazzo” […] “Il punk son quattro accordi / ma li devi far suonare / e se non impari resta pure sotto il palco”).
Ho un’opinione forte anch’io: questo disco se la batte con “Costruito in Italia” e vince. Skinheads di tutta Italia, accendete il radar!
[Simone]
Per contatti, o per avere il cd: www.myspace.com/anfibiorude