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Re: G. G. Allin (1956/1993) di: rightjobspk11
Re: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123
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Interviste Wednesday 07 May 2014:
Disumana Res

Un tuffo nei 90's italici ancora attuali offerto da Lamette con la complicità/connivenza dei Disumana Res: all'indomani dell'uscita del CD digipack omonimo del combo industrial metal asse Roma/Bologna - contenente 7 brani registrati nel 1998 e rimasti inediti fino ad oggi, rimasterizzati per l'occasione da Nicola Manzan (Bologna Violenta) - ho sequestrato per voi l'amico Roberto (RS, bassista dei nostri, nonché 1/3 del progetto LoveHate80.it e vecchia gloria del punk-hardcore che fu con Oltraggio e Resistenza) e l'ho bombardato con annose questioni a bruciapelo. Il risultato è un botta e risposta che vi chiarirà le idee sul progetto Disumana Res e sulla relativa deriva sonora di ispirazione Ministry/Godflesh senza che andiate a scomodare annate - per molti ormai irreperibili - di Metal Hammer, Metal Shock, Rumore, e chi più ne ha più ne metta. Buona lettura e buon ascolto a seguire!

D: Ci fate una breve storia della band?

R: I Disumana Res nacquero dalle ceneri degli Androfobia, band hardcore punk con contaminazioni elettroniche attiva dal 1989 al 1995. Con il vecchio moniker realizzammo due demo tapes e un EP 7" per la Mele Marce Records. Nel 1995, dopo l'abbandono del cantante, cambiammo nome e genere. Così nel 1996, AB alla voce e drum machine, MC alla chitarra e io al basso, facemmo uscire la prima demo tape dei Disumana Res, "Worms". La cassetta conteneva 6 brani, di cui 5 cantati in italiano, e venne accolta molto bene dalle testate di settore dell'epoca. Nello stesso anno, a settembre, registrammo una promo tape che girò solo tra gli addetti ai lavori: etichette discografiche, riviste, radio e fanzines. La promo era composta da 3 pezzi in inglese che rivisti e corretti sarebbero finiti sull'album d'esordio. Nel frattempo i live si intensificavano e i Disumana Res erano sempre più conosciuti. Nell'ottobre 1998 ci affidammo al Cave Studio di David Bisetti per registrare 7 brani per il nostro primo disco. Ma dopo qualche mese ci separammo e l'album è rimasto inedito fino al 2014.

D: Perché a distanza di 16 anni avete pensato di far uscire un album postumo dei Disumana Res?

R: Abbiamo sempre creduto nelle potenzialità di questo disco. Ricordo che entrammo in studio estremamente motivati, dopo mesi di concerti e prove, i pezzi ormai erano ben rodati e arrangiati al meglio delle nostre possibilità. Registrammo e mixammo tutto in soli due giorni, eravamo molto soddisfatti. Il disco suonava esattamente come volevamo ma qualche mese dopo la band si sciolse. Nel 2012 decidemmo di fare una reunion e così abbiamo riascoltato quei sette brani incisi nel 1998, erano anni che non lo facevamo. Immediatamente siamo rimasti colpiti da come suonassero ancora attuali, bisognava rimediare e stampare quel materiale.

D: Come siete arrivati a Nicola Manzan? Perché avete deciso di affidargli la masterizzazione dell'album?

R: Nicola lo abbiamo conosciuto e apprezzato per il suo progetto Bologna Violenta. È un musicista poliedrico e con la mente aperta a 360°, cosa molto rara. Eravamo già in contatto per altre cose così ci è venuto naturale chiedere a lui, era la persona più adatta. Dopo aver ascoltato i brani si è dimostrato subito disponibile. Ha fatto un ottimo lavoro, è riuscito a valorizzare il disco rendendolo ancora più potente. Avrebbe voluto farci un remix, come ci hanno proposto anche i romani Deflore, ma non è stato possibile perché le bobine originali con le tracce separate sono andate perse. Un vero peccato, ci incuriosiva ascoltare i nostri brani rivisitati da artisti come loro.

D: L'album com'è stato accolto dalla critica?

R: Le recensioni che abbiamo avuto modo di leggere sono molto positive. Tutte concordano con noi che, nonostante gli anni trascorsi, il disco sia ancora valido. Ovviamente la cosa ci fa piacere, è stata la conferma che cercavamo.

D: Quali furono le ragioni che nel 1999 disgregarono i Disumana Res nonostante avessero pronto un album così efficace?

R: Nel 1997 avevamo preso contatti con due etichette indipendenti, una svedese e l'altra tedesca. Gli inviammo il promo con i pezzi inediti in inglese e si dimostrarono molto interessate alla pubblicazione dell'album che stavamo per registrare. Ma come dicevo prima dopo qualche mese dalla registrazione ci siamo sciolti e non se ne fece più nulla. I motivi della separazione sono vari. Noi tre suonavamo insieme dal 1989, le difficoltà aumentavano di giorno in giorno, avevamo iniziato a lavorare a tempo pieno e vedersi per le prove era diventato sempre più difficile. C'è da considerare che AB e io vivevamo a Roma mentre MC a Bologna. Gestire i Disumana Res in modo serio era diventata una cosa impossibile. La stanchezza dei 10 anni insieme e soprattutto la poca considerazione che all'epoca c'era in Italia per bands come la nostra ha fatto il resto. Ma non ci siamo mai persi di vista, già prima di formare la band ci legava una profonda amicizia che continua ancora oggi.

D: Perché nel 1995 avete deciso di chiamare la band Disumana Res? C'é qualche motivo particolare?

R: Disumana Res è un brano del 1988 dei Contropotere, un gruppo italiano proveniente dalla scena hardcore punk ma sempre attento a nuove sonorità e alla sperimentazione, soprattutto con le macchine, i computer. Per noi sono stata una fonte di ispirazione notevole dunque la scelta del nome "Cosa disumana" ci ha trovati subito d'accordo. Ovviamente ci piaceva anche per come suonava e per il forte impatto. Qualche anno fa, grazie a internet, abbiamo scoperto che esisteva un altro gruppo con quel nome, hanno registrato delle cassette di elettronica nei primi anni 90.

D: La vostra attitudine era molto legata a quella hardcore-punk, provenivate da quella scena. Questa cosa ha aiutato la vostra attività oppure l'ha in qualche modo ostacolata?

R: Provenire da quella scena sicuramente ci ha aiutato, soprattutto agli inizi. Noi siamo sempre rimasti un gruppo punk, nell'anima. Facevamo musica soprattutto per noi stessi, non inseguivamo il successo e ci accontentavamo di poco. Abbiamo suonato anche in condizioni molto precarie, dormito per terra, ci adattavamo a tutto pur di andare in giro. Lo spirito era "do it yourself", "fai da te": per noi era impensabile affidarci a qualcun altro, dall'organizzazione dei concerti alla stesura finale dei brani. Dovevamo fare tutto da soli e avere sempre il controllo totale. Questo atteggiamento, molto punk, ci ha portato a suonare in tanti centri sociali, soprattutto all'inizio. Per noi era facile organizzare concerti in quei posti perché facevamo parte della rete, avevamo molte amicizie. Poi il gruppo è cresciuto e anche i locali si sono accorti dei Disumana Res.

D: Com'è avvenuto il passaggio dall'hardcore punk all'industrial? Perché a un certo punto avete scelto di usare la drum machine?

R: Il passaggio è stato del tutto naturale, graduale. Abbiamo scoperto i Godflesh molto presto, MC comprò il loro primo album quasi per sbaglio e fu una sorta di illuminazione. Da lì è partita la ricerca, dovevamo scovare altri gruppi simili, anche se allora era quasi impossibile: i Godflesh erano e sono tuttora unici. Ci intrigava esplorare un nuovo percorso, anche se ci sono voluti circa 5 anni prima di prendere la svolta definitiva. All'inizio facevamo hardcore punk e avevamo una batteria classica che suonava AB. Ma AB voleva passare alla voce, in coppia con l'altro cantante, così abbiamo cercato un batterista ma non era cosa semplice. A un certo punto ci stavamo arenando e per non fermarci abbiamo ripiegato su una drum machine. Doveva essere una soluzione temporanea, in attesa di trovare un batterista che facesse al caso nostro, e invece col tempo ci siamo abituati, abbiamo smesso di cercare un drummer e acquistato una macchina più avanzata. Nell'EP degli Androfobia c'è già la drum machine e le prime timide contaminazioni industrial. Il passaggio definitivo all'industrial del 1995, a parte il nuovo moniker e la formazione definitiva a tre, ha portato un altro cambiamento radicale, anche se non immediato: testi più ermetici e cantati in inglese, l'uso dell'italiano e le tematiche di protesta tipiche dell'hardcore punk ci avevano stancato.

D: Com'era in Italia negli anni 90 il panorama industrial metal?

R: Praticamente non esisteva. C'erano i Meathead di Theo Teardo e qualcun altro. Seguivamo molto i CP/01 (ex Contropotere) e i CCC CNC NCN di Torino, anche loro provenienti dall'hardcore punk, ma comunque proponevano musica diversa, anche dalla nostra. All'epoca in Italia andava il noise, c'erano gruppi tipo gli One Dimensional Man o i Crunch di Roma, capitanati da Vinicio Amici. Con loro abbiamo fatto vari concerti, dividendo il palco anche con i londinesi Headcleaner, i quali dopo il nostro show vennero a complimentarsi, rimasero molto colpiti dalla potenza che sprigionavamo. Forse l'unico gruppo a noi più vicino erano i Suburban Primitives, quando li abbiamo incontrati si erano formati da poco, aprirono il nostro ultimo concerto il 7 marzo 1999 al Livello 57 di Bologna. Alcuni di loro erano tra gli organizzatori del noto festival estivo Nel Nome del Rock che si svolge ancora adesso a Palestrina, vicino Roma. Partecipammo al festival nel 1998, quell'anno c'erano anche i Misery Loves Co.

D: Durante il 2012 in molti si aspettavano almeno qualche vostro concerto. Perché avete deciso di relegare la reunion in sala prove, senza organizzare nemmeno uno show?

R: L'intenzione era quella di vedersi in una sala prove con gli strumenti in mano e passare qualche ora suonando i nostri vecchi pezzi, per divertimento. Come dicevo prima noi siamo molto amici dunque durante questi anni ci siamo sempre frequentati ma senza suonare. Dopo la prima prova ci abbiamo preso gusto e avevamo deciso di vederci una volta al mese anche se tuttora viviamo in città differenti, Roma e Bologna. Ma dopo qualche session abbiamo mollato: sembrava di rivivere le problematiche organizzative del passato, iniziava a diventare qualcosa di più di una semplice suonata tra amici e non potevamo ricadere nel tunnel, sapevamo bene che non ne saremmo usciti indenni. Abbiamo sfiorato la possibilità di suonare live di spalla ai Godflesh l'anno scorso a Bologna. Per l'occasione ci saremmo messi sotto e saremmo risaliti su un palco, ma probabilmente solo per quell'unica data.

D: Avete qualche rimorso? Rifareste tutto come allora oppure, col senno di poi, avreste preferito fare scelte diverse?

R: Per quanto mi riguarda nessun rimorso, le cose sono andate come dovevano. Se fossimo vissuti tutti e tre nella stessa città la storia dei Disumana Res forse sarebbe stata diversa. Il che non significa che sarebbe stata migliore.

Avete qualcosa da aggiungere prima di salutarci?

Si, grazie a te Simone per questa piacevole chiacchierata, ha fatto riemergere un po' di ricordi che avevo perso nel tempo. Se siete curiosi di ascoltare il nostro album potete farlo in streaming su YouTube a questo indirizzo: se volete acquistarlo o semplicemente contattarci scriveteci qui: disumanares@gmail.com. Siamo anche su Facebook… magari ci fosse stata allora tutta questa tecnologia! Grazie ancora e un abbraccio a tutti i nostri vecchi amici e compagni di avventura che leggeranno questa intervista.

[Simone]


 
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